Un pianoforte oggi accompagna un ennesimo scritto post caffé.
Un cuore vibrante ed un corpo tremolante – non so poi per quale motivo – comanda le dita. Amabile tastiera e carissimo foglio di carta virtuale, voglio renderti degno per ciò che rappresenti.
Altra sigaretta? Sì, grazie. Il posacenere è già qui davanti e l’accendino gli fa degno contorno. L’oroscopo dice che questo week end sarà un trampolino per nuovi amori.. ma io sono ancora stufo dei vecchi che mi perseguitano dentro questa dannata e bacata testa… perché dovrei affossarmi nei nuovi frutti amorosi?
Sai, sto diventando paranoico o forse passo troppo tempo in luoghi dove non dovrei. Ma ho la musica con me, mia eterna e fedele, lei sì, compagna.
Quante volte ho detto di odiarla? Mai. E quante volte ho detto di odiarti? Mai, anche qui.
Gentiluomo lo son stato a tratti ed è proprio per questo che molti luoghi ricordano l’incontro di nostre labbra miracolose ed insulse a distanza di tempo. Civettuoli tuoi sguardi e compiaciuti miei ghigni che portavano al senso ogni cosa ancora distrattamente celata dietro il disprezzo che poi sarebbe stato. La malinconia, e quell’abbandono in polvere, di cui mi fregio ogni momento della mia esistenza, anche quando sono totalmente in estasi, anche quando qualcuno mi applaude.. pochi ma buoni ed ottimi, ritmici, chiassosi applausi.
Noti come stia scrivendo nulla? Noti come non voglia arrivare al nocciolo della questione? Sei abbastanza preparato/a ad accogliere parti di me inframmezzati da sinceri trabocchetti votati a distogliere il tuo sguardo su di me? Su ciò che sono?
Ho perso tutto, sai? O quasi. Sono un uomo al culmine dell’inutilità con una voglia di piangere che non mi spiego, un magone assoluto che potrebbe sfogarsi in ira… ed invece no. Basta ira, rancore, ferocia o silenzi devastanti. Basta guerre, non ho più voglia di combattere.. a tratti di vivere. Continuo a camminare senza sapere quale destino possa assicurare alle mie suole.. talmente idiota da riuscire a scappare da ogni luogo dove vendano anche solo sandali fini.. tornerò ad essere scalzo e nudo, magari con un’aureola in testa ed il vestitino da notte bianco… pio, angioletto multiforme… seh, sto cazzo!
Fango e merda, magari la bara zincata male ed i vermi che mi corrodono. Però sto bene, sto male, sto medio, sto pazzo, sto scemo, st’idiota, staminchia, stoammerda, stosuono.. sto suono… sto suono mi fa riprendere.. Giovanni Allevi mi da pace ed ironia, senso di nausea ed euforia, pressione e libertà.. complimenti caro giovanotto.. tu che di musica vivi come nel mio sogno.
Ma io ancora non ho detto che ho… non lo voglio forse leggere.. mi vergogno a pensarlo. Mi manchi. Bom………
Fai finta di non aver letto nulla, che io non abbia detto nulla, che io non esista, che io non sia mai stato nulla. Tergi i tuoi occhi da questo scritto disgustoso perché nessuna mia parola è buona e giusta, non sono mica Gesù Cristo io.. non sono neanche degno di portare il suo nome dalla mia lingua all’aria o dalla mia testa al monitor.. accidioso, egoista, malfidente, odioso, odiabile, meschino virulento.
Bam bam bom bum track! Ahahahhaha funivia, allegorico dissacrante caso strano, isolato di pazzia allucinantemente improvvisa!
Io ti amo! E per questo ti uccido! Figlio mio decrepito, più vecchio di quel che sono! Ti ho concepito quando neanche ero stato assegnato a questi luoghi! Figlio mio, fratello, compare.. come ti devo chiamare? Vattene dalla mia testa, vattene! Io non posso restare, quindi tu vattene! E vattene ridendo, ti prego! Fallo almeno tu.. ridi per me.. amati se ce la fai perché io mi detesto.. mi sotterro ogni giorno di più fino a toccare le profondità abissali del mio inferno, fino a lacerare la mia poesia perché è la parte più intima da non esporre mai più.
Mi credi? Io ti domando, mi credi? Tu mi rispondi che forse è meglio così e che la luna non accolga più nessun ululato. Ma prego il Signore, ogni sera, che tutto vada bene il giorno dopo.. invece io non cambio, rimango sempre in stallo come al tempo che fu e di quella buona volontà che lui vorrebbe io.. fanculo all’IO.. sempre a parlar di me?
MUORI!! No, fermo.. ho sbagliato vivi.. vivi morendo, insomma, non lo so più.. che buon consiglio devo darmi?
Va beh, tanto non parli.. ciao..
Si scioglie tutto, parole comprese.
Scatola organica, batti ancora come oggi.. fai scivolare il volere dell’urlo dal pensiero alla gola, fammi liberare e senza strafare, senza intoppi, senza rovinare il decorrere del tempo, mio nemico da sempre.
Rendi vivi questi occhi, e non far che sia l’alcol a posare il sorriso sul mio volto disfatto.
Ricordi il delirio sotto la forca? Lo ricordi? Io sì, estremamente bene, estremamente compatto. Estremamente radioso, continuamente distrutto.
Ricordi i suoi occhi e gli occhi di chi guardava esso rapito dal testo di un’universalità malsana? Era l’epoca dei bagordi, della mia voglia di vivere… Cristo, era quella.
Perché ti sento solo nel dolore? Il resto è adrenalina! Tu non lo sei quasi mai.. scatola organica, risvegliati!
Questa è agonia… chiodi nelle mani e nei piedi.
Una galleria crollata da un annetto che attende i lavori di ricostruzione, cosa sei? Hai tanto di quel minerale purissimo internamente alle tue pareti che non sfruttare il tutto è uno sgarro alla miseria d’emozioni che questo mondo regala.
Ma tu ligia, scatola organica, immobile.. fai muovere solo un cazzo avvizzito stancandoti presto anche di quello.
Tacche sul fucile e nessun prezioso nello scrigno. Sei una vile mercenaria, adatta al tempo.. tu con lui ripetitivo e scostante.
Tu tum, tu tum, tumtutum, tutumtutumtutum, tutumtutumtutumtutum... boom...
Ogni tanto abbandono la poetica per tornare nel mondo dei vivi con termini scanzonati e senza molto pretendere da essi.
Mi rischiaro la mente e parlo in modo discorsivo, soprattutto nei periodi di magra cerebrale che trovo in alcuni.
Vent’anni e più spesi nella fece delle indiscrezioni o nel parlare a vanvera di argomenti che non v’appartengono. Vent’anni di nulla abbattuto in uno schiocco di dita così, semplicemente, senza una dignità che vi possa ritirare su.
Cazzate su cazzate che dite, fate.. compimento del peggio nell’arte che dovrebbe sanare la visione che il mondo dovrebbe aver su voi.
Ma andate affanculo voi e i vostri falsi discorsi ipocriti e le vostre fandonie tessute su basi ignobili.
Fanculo alla vostra schiettezza, vera come l’accusa delle armi di sterminio di massa in Iraq.
Bollite ancora una volta nel mio calderone assieme ai vostri simili che in passato si dimostrarono immondizia e concime.
Fanculo alle vostre lauree che dimostrano che qualunque coglione, eccetto me, può farcela e che non è più un simbolo di distinzione intellettuale, anzi, d’intelligenza ne trovo di più dove non c’è nessuna pergamena, dove l’estrazione sociale non conta ma vale l’unica e imponente sintesi del saper quando aprire bocca e quando meno.
Al diavolo (che sarebbe sicuramente più benevolo di me) gli infantilismi di persone che anagraficamente hanno diritto al voto e da questo capisco perché il mio Paese sta andando così alla deriva.
Al patibolo chi usa l’intelligenza come se usasse il culo, i quali potrebbero apparire la stessa cosa ma in realtà così non è.
E scopate veramente prima di infangare qualunque nome.
E che assistiate agli eventi reali prima di crearne di virtuali che potrebbero rendervi “belli” agli occhi di qualcuno che vi ascolta e, se belli non siete, non cercate d’apparire tali poiché quando vi scopriranno sarete inutili come futili furono le menzogne, sarete merda come merda è quella che lanciate gratuitamente su chi non si merita ciò.
Avete ancora bisogno di morali? Perché morali queste non sono, ma una semplice cronaca polemica del mondo in cui vivo.
Se volete sentirvi toccati in causa facciate pure, utilizzerò il solito metodo: “io non ho visto, io non so niente” ma almeno abbiate cura della vostra immagine alla mattina allo specchio senza poi vomitarvici subito dopo contro.
Si inizia la pulizia... derattizzazione e disinfestazione da blatte e parassiti.
Amen
Questa impervia rotta senza sostanza e direzione è il timore costante dell’abbattersi di sciagure dentro un cuore malato da tempo di poesia maledetta e ancor più di esistenza interrotta.
Il timore di sentirsi vivi è l’assurdità di questi istanti. Apparire felice, tranquillo ed in armonia con ciò che è la sottile normalità, banalità è perplessità.
Sono differente da molti, forse da tutti e mi ritrovo a non condividere più le mie debolezze con nessuno. Un blocco siderale poiché nessuno deve entrare in me, scoprirmi per mie ammissioni e, per ciò, apparire d’una banalità insopportabile ai miei occhi ed ai miei perché.
Celo, a chiunque me lo domandi, il mio stare. Celo a me stesso addirittura i miei voleri e, in qualche modo, anche da solo censuro i miei pensieri se una domanda FORTE in testa riesce a porsi.
Lo sai cosa desideri. Lo sai dal più profondo delle viscere, dallo spazio più recondito dove ogni tuo dolore va a morire in solitaria. È quel luogo in cui nessuno mette le dita né può porre uno sguardo senza che tu ti senta violentato e per questo, furioso e violento e rabbioso, abbandoni chiunque provi a farlo e l’abbandoni cercando di fargli/farle del male. Non è del tutto colpa tua, lo fai in automatico come fosse una grata per trabocchetti.. un piede in fallo, l’errore nel passo ed ella si apre lasciando alla mercè delle più torbide e forti correnti del tuo essere ogni malcapitato.
Non sei più puro da troppi anni, non lo sei mai stato, forse. Anche se ricordo il momento in cui decidesti di trasformarti e diventare l’umano che sei ora. Lo ricordo con dolore, lo ricordo senza alcuna esitazione e nel bene di ciò tuo malgrado soffristi il pegno di divenir di carne e nervi, nervi dell’anima, primi dolori, prime sconfitte, prime delusioni, primi abbandoni, prime inconcludenze nella tua vita fino ad allora perfetta e in pieno regime di scalata all’esistenza.
Ed è così stai perdendo altri 365 giorni nella tua pausa folle. Hai pensato all’abbandono delle carni, hai racimolato l’esperienze che ti servono per definirti fallito e vederti fallire ma l’hai fatto perché volevi scendere dall’altro piano d’esistenza credendo che gli umani non soffrissero a priori ciò che tu pensavi fosse il banale… ed ora hai bisogno di quella banalità come fosse una droga.. perché la prima è gratis e le altre si pagano. E così ci ricaschi, ogni volta, ogni fottutissima volta nell’atrio buio che vorresti illuminare con chi potrebbe solo cambiare rotta e scegliere il ritorno alle origini, con chi non ti vorrebbe come angelo nero nel mondo degli umani. A ognuno il proprio compito… ora che hai abbandonato il tuo: qual è?
Come procedere oltre la linea se non trovi alcunché per progettare qualcosa oltre quella maledetta linea? In realtà non sai neanche quale sia il confine ma lo idealizzi e lo idealizzi in una sorta di felicità recondita nell’amplesso di emozioni che hai voluto provare ed estremizzare fino a quando non hai capito che tutto è talmente artificiale da farti smettere ogni panno antico e portarti al lussurioso mondo dell’accidia e della traccia non lineare di chi sprofonda in vertigini ed in vortici irreali.
Non esiste nulla di quel che desideri o se esiste devi combattere al punto d’ottenerlo con più fatica di come facevi prima. Sei un’insolita pedina sul tavolo strategico di qualcosa ben più grande di quanto credevi.. era troppo facile dall’alto scoprire le mosse, non c’erano le barriere di corpi umani a celare ciò che in distanza accadeva.. tutto si muoveva sotto i tuoi occhi ed a te toccava il compito d’infiltrarti al momento giusto, con l’intelligenza degna che possiedi non solo nel pensare ma anche nell’agire e portare a compimento i tuoi progetti, maledetti progetti.
La vuoi? Prendila… ma te lo ripeto: solo la prima è gratis.
Ti chiedi perché è un mese che dici di dover e voler comprare un trolley e a due giorni dalla partenza sei infilato in una stanza a preparare la solita valigia che hai da 15 anni, di plastica, antiurto, probabilmente resa così forte e isolata dall’amianto all’epoca ancora forse legale.
Questa scatola nera è immensa e già l’hai sopportata ed odiata per anni ma è ancora lì. L’ultima volta a momenti ti veniva una tendinite e le mani te le sei distrutte… ma persisti con lei. Le ruote son troppo piccole e poche per trasportare quel transatlantico tanto che sulla nave per la Sardegna l’anno scorso ti han proposto di comprarla per metterla come scialuppa di salvataggio! e poi il nero sta bene su tutto, si sa’.
Il problema fondante per di più non è quanto pesi o quanto ti distrugga palmi e dita delle mani per trasportare i suoi 9 quintali di capacità ma…….. come hai fatto a mettere 9 quintali di abbigliamento e cazzate lì dentro?!
Semplice! Tua madre che di nascosto inizia a prepararla perché ti reputa incapace o forse poco esperto di vacanze (dato che sarebbe solo l’ottava da solo) e ti infila di tutto! Le equazioni che una madre ha in testa per una vacanza della propria prole?
Eccola:
X = Y
X = dieci giorni di vacanza
Y = 11 asciugamani
Vi evito tutto lo svolgimento della stessa poiché sarebbe terribilmente lunga e ancor più terribilmente noiosa.
Ancor più noioso è l’alterco contro i 3 pigiami in stile ospedaliero che non ricordavi neanche di possedere poiché “che ne sai di cosa può succedere?!”
Cristo, ma me la stai mandando??
E poi anche se intendevi che io dovessi dormire fuori con una ragazza… secondo te io metterei quell’azzurrino pallido e triste come maglia a maniche lunghe e pantaloni con elastico alle caviglie anziché presentarmi semplicemente ed efficacemente con i miei bei boxer rigorosamente, da millenni, neri?!
Io mi chiedo: mio padre è sempre stato un bell’uomo, corteggiato per anni anche durante il vostro matrimonio… mi vuoi dire che il fascino di mio padre cadeva così in basso quand’era giovane?! Naaaaaa… e allora perché, secondo te io dovrei essere così pessimo da presentarmi in una sera estiva, di fronte ad una donna conquistata, nell’attimo prima di… con quella divisa da malato in periodo estivo?!
Son quindici anni poi che rifiuto il bianco se non quella fantastica striscia adidas o qualche riga di stile sulla mia maglia più tamarra e crossover che ho. Di mutande bianche non ne indosso dall’età di 10 anni, le calze di spugna bianche non le metto da quando ho smesso di fare allenamento.. spiegami l’utilità di quegli slip bianchi e di quei calzettoni candidi!
Insomma: spiegami perché di nascosto mi infili nel fondo della valigia quella roba! Credi che non faccia il censimento del vestiario prima di chiudere quel baule ottocentesco che già odio di mio?! E soprattutto: perché ancora insisti a preparare quel monolocale che mi porto appresso ogni “santa” vacanza?
P.S.: quei pantaloni li ho messi tra l’abbigliamento da regalare o portare alla caritas… perché sono messi sotto gli 11 asciugamani e sopra i pigiami (3)? Hai creato il “reparto d’odio” dentro
Morale della favola.. ora posso alzare la valigia senza scatenare un’ernia inguinale e senza aver bisogno di steroidi solo per affrontare la tratta Torino – Genova e poi cercare altri mezzi dopanti nel capoluogo ligure per immaginare, almeno, di riuscire a fare i 3 piani della nave, fino al ponte e crollare inerme e risvegliarmi 10 giorni dopo giusto al momento del ritorno… e quella valigia starebbe comunque e sempre lì.. intatta e comunque pesante come una putrella da edilizia pesante ed industriale…
Buona preparazione a tutti
LO FATE UN SALTO?

Quando tutto va di merda, amici, nemici, conoscenti o perfetti estranei: ci sono sempre e solo i Queen a farmi compagnia.
L’infanzia, il suono della mia prima giovinezza con la quale riuscire ad esprimere, attraverso quella voce, quelle musiche non tropo complicate, ogni sorriso nel ricordo di ciò, di quel che ero, di quell’aria che appariva più fresca e con un gusto diverso.. sarà che mi son bruciato le narici con la nicotina e tutto sembra diverso… sarà che avevo solo due amici fantastici accanto ed erano veri e puri in ogni loro difetto ed in ogni loro pregio… soprattutto quello di riuscire a consolarmi.
Made in heaven.. l’album con cui, in pratica, son cresciuto… la voce di Freddie ritoccata poiché morente, certi pezzi di testo in cui non compare perché già defunto e sostituito dagli altri componenti del gruppo che, con il groppo in gola, hanno avuto la forza di cantare 30 secondi di quel che sarebbe stato il prodotto del loro più grande amico oltre ché miglior riempitore delle loro tasche. Ma le malignità, almeno io, su ciò le risparmio e torno a sentire quei pezzi con il cuore più che con le orecchie.
Incredibile come riescano ancora dopo anni a riempirmi il viso con un sorriso, magari ammezzato, ma con il quale riesco a convivere.
“Let me live"
Misto di dolore e gioia; Morte e vita; Illusione e disillusione.
Ma cosa siete diventati, umani? Come vi siete ridotti? Non pensavo scendeste ancor sempre più in basso… davvero, no.
“Mama please.. let me back inside”
Decidete.. andatevene via o rimanete.. ma confessatevi. Il meglio rimarrà, sempre che non abbia qualcosa da confessare anch’esso.
Terrò con me solo chi si dimostra vero e senza un fine che potrebbe in qualche modo distruggere la stabilità che con fatica stavo creando. Cazzo, vi sto parlando in tranquillità e senza stracazzi poetici! Ascoltatemi almeno ora! o sono ennesimamente complicato?! Non ditemi di sì.. perché stavolta non ci crederei.
“Dovrebbe esserci un paradiso per chiunque”
Proprio ora che pensavo che una parte della mia vita fosse stabile dovrò scegliere quale pezzo eliminare. Quali pezzi.. poiché tutto si svolge a fasi alterne su più fronti.. maledetta estate! È sempre la solita vita, il solito circolo e ricircolo della storia.. non passa nulla di non già letto?
“I’m just pieces of the man I used to be – and all I ever do.. is bring me down”
Uno ad uno, come fossimo in guerra cadono di fronte a me.. almeno lo facessero con onore.. Combattete per le vostre virtù e le vostre dignità, stramaledetti bastardi! Combattete per credere in voi stessi essendo credibili agli occhi altrui! Sparate all’ignoranza e all’arrivismo!
E non ricominciate con la storia che devo stare calmo!
Io sono calmo.. che io uccida: non significa io sia agitato… È solo abitudine
“…and no one, no one gonna stop me now.. no one”
Felicità per tutti.. che il principio abbia inizio con la fine..
Buona notte insonni
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CANZONI CITATE: Let Me Live
Mother Love
Heaven For Everyone
Too Much Love Will Kill You
It's A Beautufil day (Reprise I)
Tutte contenute nell'album Made In Heaven
Mi sento tradito, stanco, scarno. Mi sento un idiota avvinghiato alla routine del processo emotivo.
Conoscenza, desiderio, infatuazione, addio.
Frenetico moto ondoso dell’andare e tornare sugli stessi passi, identiche vite; Stanchezza;
Monotonia.
Ricordo quando da piccolo immaginavo la mia esistenza pancromatica, piena di sfumature ben coordinate l’una all’altra e immaginavo la decade che porta ai 30 come un afflusso d’emozioni che portavano all’estasi… cazzo, non all’ascesi!
Sottolineavo l’importanza dell’amicizia e della lealtà fraterna, accomunando la mia forma a visi altrui veri e mai scontati.
Ora che il bambino è stato tradito singhiozza in silenzio, in un angolo solo, cercando di trattenere il pianto poiché l’orgoglio è più forte.
“…caro figlio.. han tradito anche me”
Da chi con cui condividevo la mia passione più sfrenata.. due tradimenti, due gruppi importanti.
Da chi condividevo la mia anima più pura… due tradimenti, due amori importanti (o almeno si riteneva fossero tali)
E mi son tradito da solo lasciando correre i miei pensieri e la mia penna su di un discorso al quale misi veto contrario: Totalmente contrario.
Poi mi dicono di non essere cinico e che tutta quella cattiveria che provo non dovrebbe divertirmi.
Meglio il cinismo che arrivare infondo a se stessi e scoprire il brivido dell’omicidio o di violenze di varia natura.. effimero per quanto è questo discorso, quasi da bar.
Ho detto troppo ma in realtà nulla e vado a sfogare i miei nervi tesi finché non troverò ragione e motivo per cui cancellare tutti.
P.S.: provavo ribrezzo per com’eri.. ma ancora non avevi toccato me in prima persona. Spero che l’esser loschi porti a qualcosa… perché appena ne avrò occasione: la croce sarà per te.
E rimani ferito dall’unico buon proposito che possiedi nell’esistenza attuale, ed è talmente banale questa situazione che sono assuefatto all’odore di merda fin al punto di dargli valore.
“Caro Lord,
Sono un ragazzo di 16 anni con un problema infinitamente immenso.
Mi sono accorto che nella mia vita manca qualcosa e credo sia il fatto di non esser conscio della mia predisposizione ai sentimenti. Tutto pare si svolga in un universo virtuale che mi allontana piano piano dalla terra viva su cui poggio i piedi.
Credo che questo modo di vivere non mi piaccia. Il sonno interrotto da lamenti sgraziati nella mia testa, i miei tormenti che si avvinghiano al mio cervello ad ogni risveglio, il pensiero del gelido ferro puntato alla tempia – talvolta – mi affascina. Non trovo del male nell’essere cinico, provo gusto ad essere rabbioso. Mi sento vivo quando lo stomaco è contratto e i miei muscoli si tendono allo spasmo in una lotta contro un avversario ignoto, invisibile, immaginario.
Non penso sia da reparto di psichiatria, tantomeno da pilloline rosse o blu a profusione, penso ch’io sia poco avvezzo al dolore e tanto attratto dalle passioni carnali e mentali. Il mio limbo è quest’apatia che mi fa scrivere qualche cazzata su foglietti sparsi qua e là.
L’unica cosa che mi preoccupa è che mi piace il sapore del sangue.. quando lo ho sulle labbra, tra i denti e fino infondo alla lingua, passando per i mie molari dopo incisivi e canini, io mi sento inarrestabile e gli occhi scivolano indietro in un’emozione quasi sessuale… mi tremano le mani e le sopracciglia donano quell’espressione facciale che tanto aggrada il mio specchio su cui riverso poi in vomito la mia rabbia e le mie delusioni… siamo già a 5 specchi rotti in due mesi… a dirla tutta non capisco se a farmeli distruggere sia la rabbia o il rigetto che provo guardandomi negli occhi nell’unico momento vero in cui posso farlo. Fissando quelle pupille entro in contatto con l’interno tanto spaventoso che mi porta a definirlo il mio inferno. Là giacciono le anime di chiunque abbia provato a sbagliare con me e, nelle peggiori delle sofferenze, trovo la tortura piacevole.
Non so perché le sto dicendo tutto ciò, caro Lord, ma so che lei potrà capire il mio impegno per soddisfare ogni dolore che viene a bussare alla mia porta. Nutrendolo di umani: egli s’accresce…
Distintamente suo”
Dovrei rispondere a questo ragazzino che tanto assomiglia a me quando avevo la sua età? E che tanto assomiglia a me ora che son cresciuto? Dovrei pensare che sia ora di riprendere in mano la mia esistenza tanto da non essere infondo un ragazzo di sedici anni e che 8 anni separano quella mente da me a lui e da me a me?
Stavo quasi per chiedere scusa, nella maniera meno patinata possibile, ma so che non arriverebbe nulla a destinazione poiché un cuore gelido non è capace di commuoversi. Ma io non credo a quel personaggio.
Altrettanto sono conscio del fatto che non te ne faresti nulla, che come stracci sarebbero lavati per poterli ancora utilizzare candidi e senza l’orrendo ricordo di macchie infami.
Poi, da idiota, porgo il rispetto che non mi ha contraddistinto troppe volte negli ultimi attimi del “noi” dacché prima fosse un totale andirivieni di malsane teste chinate in onor del non vero senso di rispetto ma di ideale a cui non potevo ritrarmi.
E continuano a passare notti e notti in cui qualche immagine segna il confine tra errori ed orrori. Un bel circo d’ogni bruttura con annessi fenomeni da baraccone e saltimbanchi di pessima qualità. L’assuefarmi a certe arie non ha portato grandi ricchezze, solo tristezza caotica e melodramma da manicomio. Qualche pugno al muro, qualche muso incattivito ad evitare che la mano colpisse il tuo volto, afferrasse la tua gola: violento essere che sono, taciuto nel disprezzo d’ogni mia mossa tesa al percuoterti. Ancora controllo determinate pulsioni… altre, in onor del vero, non posso dichiararle.
Saprò aprirmi un varco in quest’ennesima oscurità, mia amata signora dal corvino mantello? Infondo sono ancor vivo.. quel della lapide non è il corpo ma il cuore. Ed io che lo immolo ogni qual volta mi senta felice, auspico a me ogni tristezza. Sussulto cardiaco, infarto dell’anima, spaccata a metà come fossi un gemello..
Quale sarà il valor del poeta?
L’anima pia o l’anima inquieta?
Dove ritrovo ciò che mi disseta?
In forbici e lame o arrivi alla meta?
Correrò il rischio ch’io mi ripeta?
In gesti leali o parole di seta?
Affinerò il tempo col fare d’asceta,
non ho più fiato ma un volto di creta.
E come tale mi frantumerò ad ogni colpo. Come tale già feci tutto ciò e mi ripeto mostrandomi “errore” ancora una volta.
A modo mio già volli perdono, volli lealtà, volli sconforto, ritrovandomi appeso in capo all’ultimo albero dai trenta denari. Ho tradito ciò che promisi e voglio pensare che non fu solo merito mio.
Apprezzo la coerenza in cui ti confondi in ciò che non fosti.
Saranno solo vane parole.. e per questo me le dedico.
Buona notte insonni
Non c’è nessuna eternità,
non v’è nulla di tutta la ricchezza imposta da morali contrastanti quando perdi ogni segno del tuo passaggio.
Questo mezzo graffio che ho sul volto lo chiamano sorriso, ora serrato, tra le chine d’un colle perso a sfumare tra i colori opachi d’ogni tramonto in città. Forse hai bisogno di un Virgilio disilluso e che ti voglia bene fino al compimento dell'ultimo passo dall'ultimo cielo del paradiso, al risveglio da questa commedia.. non proprio divina.
Mentre scorgo ancora il passo del valico, una morente giornata si staglia nei miei occhi a riflesso. Infastiditi si sciolgono ancora una volta in lacrime. Ch’essi divengano causa di nuova vita o di definitivo abbandono è ancora l’enigma che mi affligge. La notte darà compenso al mio vagabondare in elemosina continua, forse oggi la vita lascerà qualche moneta nel mio cappello e, anche se non suonerò nessun violino, m’inchinerò a raccoglierla con fatica ma incuriosito.
Il rumore dell’avvenente notte mi circonda e avvolge a freno emotivo.. congelerai a tua volta, notte, su di me. Il mio urlare in piena cima, dove queste nuvole disegnate male lascian poco da respirare è la sofferenza di chi ha deciso del proprio volo.
Svenne il mio corpo al canto maturo d’un’antica luna martoriata dall’aria stretta al mio collo e delle mie labbra cianotiche, intonate con gusto a questo cielo blu neon, non rimase che l’attesa della saliva.. unico nutrimento a cui non rimango assuefatto.
Mi manchi.. maledettamente mi manchi.
L’idea e l’ideale di quel ch’era pecca nella mia vita odierna, eppure dovrei odiarti. Frammenti sparsi per la stanza sanno del tuo ricordo. Quel pianoforte a corde strappate suona ancora una malinconica romanza di quella storia filata nelle trame del tempo.
Passano indenni migliaia di secondi ma quelle ore s’imprimono in profondità e lavare il segno è un’impresa che ancora non riesco a compiere.
Essere degno di quelle parole, spese a fin di bene e mai ricambiate, ancora non mi riesce. Eppure non passa giorno, quasi, che non piazzi inchiostro ovunque.. ho compromesso anche la mia pelle con esso ma non son degno forse neanche di quello. Un simbolo forte e virtuoso col quale affrontare avversità e gioie di vivere.
Mugugno qualche parola isolata nel mio scuotere la testa per scacciare immagini e sensazioni e mi contraddico in continuazione mentre chitarre distorte rovinano il solfeggio delicato di quel piano ormai sempre più lontano e dissonante per dispersione acustica e memoria… si sbiadisce tutto al mio passaggio ma non alcuni istanti disegnati in tutte le note che mi circondano.
Fossi almeno ubriaco potrei dare la colpa al sentimento dell’ebbrezza e maledire Bacco o chi per lui, ma qui c’è solo da maledire me stesso con i miei errori ripetuti.. almeno in quello sono costante e coerente: sbaglio e continuo a farlo.
Ho perso anche ogni parola nel volto che tengo tra le mani ma no, niente lacrime: finite. Solo uno stomaco che pare bucato ma che di svuotarsi non ne vede motivo… sarò qui ancora per molto a cercare un senso di sfogo?
Comprensione come anarchia, come utopia.. come quella cazzo di frase scritta in una Smemo, come quella frase resa “immortale” da Morgan. Eppure non ci sei più.. non sei più stata tu ad accogliermi gli ultimi tempi. Impossibile ch’io abbia amato te. No, non è possibile.
Mi manca tutto quel che rappresentavi. L’ideale d’un porto in cui ripararmi nelle tempeste.. ma quello ho dovuto costruirlo in me. La tua banchina accoglieva a malapena il tuo immenso transatlantico personale. Non avevi spazio reale per quel peschereccio malconcio che ero e, sinceramente, non potevo accontentarmi di quello spazio che restava. Non avevo ciurma.. ero solo e ormai disadattato alla vita.. disadatto a viverla ma c’era ben poco da fare mentre rimanevi fissa a domandarti che strazio fosse il mio mayday (come si scrive, si scrive, non lo so).
Non mi bastavano un paio di gambe aperte e quell’amore che credevi di dare, no. Non mi interessavano le tue critiche sulla mia vita da scialacquone di tempo. Io volevo tu guardassi cosa fossi all’interno del tutto, dentro la mia apatia, la mia piccola caduta in un grande abisso.. ed ora che sei lontana sappi che sto meglio, realmente pieno del mio immenso disgusto di me stesso.
Certo, ho momenti in cui sentirmi fiero, ho istanti in cui il muro si ridipinge d’ilarità e sollievo, momenti rari nel mio non aver trovato ancora la mia strada. Logicamente ero troppo “storto” per una persona tanto concreta come te. Vivo ancora in pieno le mie emozioni e il rifiuto del “socializzarmi” in schemi troppo convenzionali come un adolescente ribelle sulle ali di un credo di forza perenne che so svanirà col tempo.. fino alla mia non tardiva lapide a cui consegnare quel che resta di me: nome e cognome.
E per sempre mi dissocerò da quell’amore ma mai lo rinnegherò.
Ovunque il tuo cuore sia.
Fabio
Un re Mida al contrario.. mi pare d’esser ciò. Negatività intorno e su me affiora salda nel suo sgretolare ogni imparziale virtù che mi contraddistingue.
Io estremo in bene o male.. lei assoluta e cinica.
Ma sì.. uccidimi ancora, magari toglimi anche l’ultimo sogno che mi rimane e falla finita con questo gioco inutile. Muoviti però, cazzo, non vorrei che le persone si affezionassero per davvero, ancora, a me.
E se urlassi ancora di più il mio disgusto come puro animale? Se spaccassi ogni oggetto intorno a me in isteria totale? Se vedendo il sangue sulle mie mani nel tentar di frantumare un muro a nocche nude? Eh? Qualcuno si accorgerebbe del mio stato interno d’abbandono? Ma chi cazzo se l’è mai filato il mio stato interno di abbandono? Ahahahah ma piantiamola.
Vivi solo da una vita ed ora ti rendi conto che qualcosa manca in te? Sei davvero così forte? Dimostralo System, dimostralo. Afferra per il collo questa maledetta vita che non piace a nessuno se non agli ottimisti del caso e fissala negli occhi. Profondamente tagliale le pupille con le tue. Affonda le dita nella sua gola e tagliale il respiro.. aiuto.. le voci, sento le voci! Ahahaha
Sentite anche voi? Le sentite anche voi queste maledette voci?
“Ti spingeremo al culmine della sopportazione.. perderai oggi una cosa, domani un’altra.. ma mai la consapevolezza di quel che ti diciamo. La tua anima perirà e non il tuo corpo.. a noi interessano le anime.. a noi interessano le anime…”
….
Mio Dio, ho sognato di nuovo la tua guepiere nera.. ho sognato ancora quella parte di te più sensuale e l’ho costruita su di un altro corpo. La stanza era familiare, il senso del tatto identico ad un altro ricordo ancora.
Una composizione artificiale del mio passato ad immaginare una scena erotica ed un compromesso con le mie passioni in cui porre domande non troppo complesse ma da cui svegliarsi un po’ scosso ed in erezione pura.
Profumo ed immagini lontane qualche mese e mistero sulla mia nuova creazione.
Capita spesso di ripensare a te come Essere suadente a cui rivolgere qualche parola prima di divagare in frasi ciniche in cui ritrovarmi e sentirmi pieno di me… o su cui almeno fare qualche risata e tornare a far ciò che devo assolutamente compiere per guadagnarmi almeno un pezzo di pane per riempire uno stomaco troppo vuoto emotivamente e mai colmo di cibo: lo rifiuto.
In fondo scorgo solo ciò che vorrei riprovare e questa volta migliore. Mi manca il calore dell’anima che appesta ogni istante, o quasi, del mio istinto umano. Già, manca a me qualcosa che mi spinga a oltrepassare i confini del dolore che il Sentimento umano mi ha donato da sempre.
Ma tu, nel sunto, non c’entri più nulla, non hai affinità elettive con quel che io so dare, quel che io posso comprendere e fare.
Sarà anche vero il “ogni uomo trova la sua dannazione. Un rettile può cambiar pelle ma non cambia il cuore” ma a scoprire chi in realtà sia il viscido rettile, ci passo giornate intere e se in te vedo una serpe, in me cosa vedo?
Forse sono io il vero senso di preda che continua a mascherarsi da cacciatore, ma appena lo sconforto si fa forte il moto dell’orgoglio s’innalza a rendermi feroce predatore e far miseria di terreni prosperi e prosperosi, mediterranei. La mia alchimia è questa e ne son fiero.
Sono a conoscenza d’ogni luogo ove tornare per ricaricare il mio il mio ringhiare. Digrigno i denti e ferisco, spalanco gli occhi e ammutolisco chiunque si ponga come avversario al mio male di vivere.
No, non va tutto bene, non va un cazzo bene, e smettetela di chiedere come sto.. perché vi rispondo sempre che io “sto”, senza molte ciance e senza comprendere il mio reale Stare.
Fino al mio sogno in compimento io Sono sapendo che ogni ombra è lo spettro delle anime uccise in passato.. tra loro: la mia.
Sorso di limoncello fatto in casa… si riparte ennesimamente a respirare aria terrestre.
Noia, tremenda noia e avviluppata al mio corpo a tenerlo in stasi. Basso, seduto, grasso..
La mia storia di ventiquattrenne sta ormai per collassarmi addosso ed è orribile. Manco fossi in età pensionabile… eppure sento che la vischiosa colla dell’inerzia mi si sta appoggiando addosso.
Ma dove sono gli stimoli intellettuali se non c’è anima viva qui di fianco a parlare? Dove rimedio anche solo una chiacchierata di mezz’ora sulle frivolezze che si son poste in cerchio attorno a me fino a non farmi uscire da questo sigillo?
E basta sfogarsi come un anziano alla fermata del bus. Basta piagnucolare come un bambino fastidioso.
Basta: esco
Come non badare ai nuovi annunci di lavoro? Ormai i giornali sono pieni di termini inglesi addirittura per indicare i parcheggiatori.. sia mai che "parcheggiatore" sia un'offesa mentre "Car Layout Advisor" sia molto più esplicativo...
(thnx to Max!) <--- link al suo blog
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per istituto tecnico). Al candidato sono richieste competenze pregresse
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